Il nuovo Patto UE su migrazione e asilo non gestisce la migrazione

Oltremani Italia si oppone al nuovo patto UE migrazione e asilo perché non gestisce la migrazione.

Oltremani Italia si oppone al nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che rappresenta una scelta politica precisa e non una “riforma tecnica”: rendere strutturale la detenzione amministrativa e impedire alle persone di esercitare il diritto d’asilo.

Il nuovo Patto UE su migrazione e asilo non gestisce la migrazione ma la respinge, la filtra, la rende invisibile e ricattabile.

Le ragioni del nostro rifiuto

Detenzione come strumento ordinario
Gli “hub” e i centri di trattenimento, inclusi i CPR, già oggi luoghi di compressione sistematica dei diritti e della libertà personale, diventano la norma.
Si legittima la detenzione di persone per il solo fatto di essere entrate irregolarmente nel territorio europeo o di chiedere asilo al confine. Questo rappresenta un attacco diretto allo stato di diritto e alle libertà fondamentali.

Esternalizzazione e violenza di confine
L’Unione Europea paga altri Paesi perché blocchino le persone prima che arrivino. Questo significa spostare la violenza fuori dai propri confini per non assumerne la responsabilità.
Le cosiddette “frontiere esterne” sono già oggi luoghi di abuso sistematico. Il Patto le rafforza.

Smantellamento del diritto d’asilo
Procedure accelerate, “Paesi terzi sicuri”, esclusioni preventive: il diritto d’asilo viene svuotato.
Non viene negato formalmente, ma reso sempre più difficile da esercitare.

Produzione di sfruttamento
Queste politiche creano irregolarità. L’irregolarità produce ricatto. Il ricatto produce sfruttamento.
Non è un effetto collaterale: è un meccanismo strutturale e funziomale a un’economia che utilizza lavoro senza diritti. Le politiche migratorie contribuiscono così a costruire una fascia di forza lavoro priva di tutele, funzionale a un sistema economico che si regge anche sulla precarietà.

Per Oltremani Italia, opporsi a questo impianto non è una presa di posizione astratta. È una pratica quotidiana e una scelta politica.

Ospitare persone, condividere spazi, costruire percorsi di autonomia significa entrare in contraddizione diretta con queste politiche. Significa rifiutare nei fatti un sistema che produce esclusione e affermare pubblicamente un’alternativa.

Per questo oggi, più che mai, è necessario rafforzare la base della comunità di Oltremani Italia. Non si tratta di “fare di più”, ma di essere di più. Più case aperte, più persone coinvolte, più legami reali.

Non solo come gesto solidale, ma come presa di posizione politica collettiva. 

Ampliare questa comunità significa aumentare la capacità di resistenza e di costruzione di pratiche diverse, concrete e replicabili.

In un contesto in cui i diritti vengono limitati per legge, costruire spazi che li rendono effettivi è già un atto politico.

Da che parte stiamo

Contro i muri,
contro i confini che escludono,
contro le leggi che producono marginalità.

Oltremani continuerà a stare da questa parte
Contro la normalizzazione della detenzione,
contro l’esternalizzazione delle frontiere,
contro l’uso dell’irregolarità come strumento di governo.
E per una società in cui casa, diritti e dignità non siano subordinati allo status giuridico delle persone.

E scegliamo di dirlo pubblicamente.

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