La detenzione in Libia è un sistema da processare.

Il sistema di detenzione libico va processato. Udienza del 19 maggio contro El Hishri può essere il primo passo.

Oltremani Italia aderisce alla mobilitazione internazionale della società civile promossa da Refugees in Lybia e ECCHR, European Center for Constitutional and Human Rights, in vista dell’udienza di conferma delle accuse a carico di Khaled Mohamed Ali El Hishri davanti alla Corte Penale Internazionale de L’Aja. 

Chi è El Hishri

El Hishri è esponente di rilievo della milizia libica Al-Radaa, la stessa di cui fa parte anche Osama Elmasry e che gestisce i campi di detenzione nella Libia Occidentale.

Arrestato in Germania nel luglio 2025 e consegnato alla Corte Penale Internazionale a dicembre, El Hishri è la prima persona a dover rispondere di crimini connessi alla detenzione di persone migranti in Libia dall’apertura del dossier sullo stato nord-africano nel 2011. 

Le accuse contestate comprendono 12 capi d’imputazione per crimini di guerra e crimini contro l’umanità tra cui omicidio, tortura, violenza sessuale e persecuzione, commessi nel campo di detenzione di Mitiga fra il 2015 ed il 2020.  

La Procura Internazionale ritiene che queste pratiche siano strumenti ordinari di controllo della struttura, all’interno di un sistema deliberatamente coercitivo e organizzato in forma gerarchica.

L’udienza del 19 maggio servirà ai giudici della Camera Preliminare I per valutare se esistono prove sufficienti per avviare il processo. Per anni i crimini commessi nei campi di detenzione libici sono stati documentati e denunciati, ma le testimonianze delle sopravvissute e dei sopravvissuti sono state ignorate. 

Questa prima udienza segna una rottura in questo schema, riconoscendo valore giuridico alle voci di chi, da anni, porta avanti una battaglia di giustizia e restituzione della dignità umana per le vittime delle torture e per i loro parenti. 

Esiste una responsabilità europea nel sistema di detenzione libico.

Quello che accade a Mitiga e negli altri centri di detenzione libici è un sistema consolidato, noto ed avallato dalle istituzioni internazionali, divenuto col tempo una vera e propria industria detentiva basata sul controllo violento delle rotte migratorie.

A renderlo possibile sono i finanziamenti che l’UE da anni destina alla sedicente guardia costiera ed alle milizie libiche, strumenti di controllo e gestione dei flussi migratori ma funzionali, in realtà, al solo respingimento di chi cerca di arrivare in Europa. 

Infatti, come riportato da Human Rights Watch già nel 2023, a partire dal 2017 oltre 100.000 persone che cercavano di fuggire dalla Libia son state intercettate e riportate indietro, grazie al sostegno economico e logistico fornito in primis dallo stato italiano che finanzia quegli stessi trafficanti di esseri umani che dovremmo, invece, contrastare. 

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